Le story maps nella didattica

Qualche giorno fa European Schoolnet ha organizzato un webinar insieme ad ESRI per parlare delle mappe nell’educazione, se l’avete perso vi consiglio di guardarlo su youtube (magari mettendo i sottotitoli in Italiano).

Io credo che le mappe siano molto utili per la didattica per sintetizzare e collocare nello spazio informazioni. Lo scorso anno ho avuto modo di giocare con un altro strumento molto carino creato da ESRI ovvero le story maps, uno strumento che è messo a disposizione gratuitamente da ESRI italia per le scuole. Insieme con la mia partner in crime, dai tempi dell’università, durante un corso organizzato dalla scuola di Geotecnologie di Siena abbiamo realizzato questo lavoro sul Vesuvio. La storia è rimasta in modalità bozza, ma da un idea delle potenzialità di questo strumento.

Oltre a creare le vostre story maps ne potete trovare anche di già fatte da ESRI o altri enti di ricerca. Io personalmente nella didattica a distanza ho utilizzato le story maps dell’INGV sui terremoti. A questo link trovate una raccolta utile per parlare di terremoti in Italia. Le story maps sono uno strumento molto efficace per introdurre questo argomento, perchè mostrano come i terremoti sono diffusi su tutto il territorio italiano, sono fenomeni ricorrenti e, nonostante conosciamo il rischio sismico del nostro territorio, gli eventi sismici importanti determinano diversi morti. Motivo in più Per parlarne ai futuri cittadini, sperando che svolgano un lavoro migliore del nostro.

Arduino a scuola!

Tra le varie avventure in cui mi sono buttata (letteralmente) negli ultimi anni c’è stata anche la sperimentazione nella secondaria di primo grado di Arduino, questo è stato possibile grazie alla sperimentazione di INDIRE su Coding e Robotica Educativa. Il percorso è stato molto interessante, mi ha dato la possibilità di scoprire tutte le potenzialità di questo microcontrollore grazie alla formazione tecnica svolta dai fantastici formatori di scuola di robotica. La fase iniziale “burocratica” è stata lunga e la parte sperimentale in classe al quanto tormentata, ma “we got it!” sia per come docente che per i discenti :D. Senza entrare nei particolari volevo raccontarvi le mie considerazioni dell’utilizzo di questo microcontrollore con dei componenti relativamente piccoli. Tutte le preoccupazioni relative alle dimensioni dei componenti si sono rivelate infondate, forse ero propio la più impacciata tra i ragazzi.

https://twitter.com/anivarGatisereT/status/1193193616585449472

Vedete le facce sorridenti nella foto? siamo noi alla fine della formazione, ed il sorriso è il migliore feedback. Certo in una settimana non siamo diventati esperti, ma siamo entrati nella logica di Arduino. Per quanto riguarda la tecnologia io sono una grande sostenitrice del learning by doing, ed è questo l’approccio che mi piace tenere anche in classe. Mi piace l’idea di far entrare le persone nella logica del mezzo che devono utilizzare e poi lasciarli esplorare, in modo da poter seguire anche le proprie curiosità.

Il progetto era stato pensato per una classe dove è presente un alunno molto sensibile ai rumori, il sistema arduino da noi progettato e programmato (una cosa davvero semplice) doveva migliorare il benessere in classe. Dopo la formazione tecnica ho avuto tempo per pensare e programmare, tornare alle origini e sperimentare è stato davvero interessante, credo sia una fase creativa dell’insegnamento da preservare e potenziare. La sperimentazione tiene vivi! da valore al nostro lavoro e ne mostra le potenzialità, ed anche i ragazzi avvertono quando si trovano di fronte ad un attività ragionata e ben strutturata.

Purtroppo l’attività in classe non ha seguito l’iter che avevo progettato, appena messo a punto il nostro arduino le scuole sono state chiuse per l’emergenza covid e non è stato possibile analizzare i dati che abbiamo rilevato. Anche se poche lezioni sono state utili per osservare alcune cose, all’inizio i ragazzi erano abbastanza preoccupati da questa attività, era diffuso il timore di non essere abbastanza bravi per poter affrontare una attività di programmazione (anche se a blocchi). Invece con mio grande piacere dopo queste iniziali titubanze, i ragazzi sono riusciti a programmare. Anche in questo caso ho lasciato liberi i ragazzi di scrivere il programma secondo il loro modo di ragionare, volevo far capire loro che la programmazione è personale, che con percorsi diversi possiamo raggiungere lo stesso obbiettivo mostrando come abbiamo ragionato per risolvere il problema.

Spero di poter continuare ad utilizzare Arduino, per le scienze sono un approccio utilissimo, che permette ai ragazzi di essere protagonisti del loro apprendimento. Grazie ad Arduino i ragazzi non possono solo “leggere” dei numeri su un libro e osservare grafici precompilati, ma osservare un fenomeno, creare un disegno sperimentale ed analizzare i dati, possono quindi entrare nel processo scientifico e comprenderlo. Io credo che questo approccio sia fondamentale per i cittadini del futuro, magari non tutti decideranno di lavorare nel campo delle STEM, ma tutti avranno la capacità di comprendere gli strumenti devono utilizzare nella vita di tutti i giorni ed eventualmente a chi chiedere aiuto in caso di necessità.

MALIA

Con il mio solito “elegante ritardo” a luglio 2018 vi ho riassunto la mia attività per il progetto Marine litter awareness hands on actions through learning by doing (MALIA) ed il più velocemente possibile sono qui a raccontarvi del secondo anno del progetto.

La mia partecipazione in questo progetto, come coordinatrice per AIRIcerca, ha cambiato la mia percezione del problema dell’inquinamento dei mari da parte della plastica, in particolare quella monouso. Grazie al progetto abbiamo raccolto dati in 4 siti tra mar mediterraneo e oceano atlantico, ed abbiamo costatato che nonostante le diverse normative e regolamentazione, l’inquinamento da plastica è un problema comune, da affrontare globalmente.

Per questo motivo insieme agli altri partner del progetto abbiamo realizzato delle attività didattiche da realizzare in classe modo da sollevare il problema con i cittadini di domani. In particolare io ho realizzato una lezione dove i ragazzi devono creare un ipotetica roccia del futuro, che potrebbe essere molto diversa dalle rocce che vediamo attualmente dato quello che ritroviamo attualmente in mare.

A breve dovrebbero essere disponibili anche le attività in italiano, ma intanto vi consiglio di iniziare a dare un occhiata ai materiali in inglese.

Congresso SGI-SIMP Catania

Il congresso annuale della Società Geologica Italiana è un importante momento di confronto per la Geologia in Italia. La presenza di un apposita sessione che riguarda le Geoscienze a Scuola è un momento quasi unico nel panorama italiano, che che permette ai docenti di tutta Italia di presentare i loro lavori e confrontarsi su quali sono le sfide dell’insegnamento delle Scienze della Terra.

Come negli anni precedenti ho presentato due dei lavori che ho portato avanti nell’ultimo anno, il progetto MALIA e la mia partecipazione all gruppo dei developer di Europeana DSI-3. Ne ho già parlato nel mio blog , ma vi lascio i poster con tutti i riferimenti per utilizzare le risorse elaborate in questi progetti. Enjoy! e se avete idee o richieste lasciate un commento.







COV10

Qualche settimana fa a Napoli si è tenuta la decima edizione del convegno Cities on Volcano. Napoli è la seconda volta che ospita questa conferenza (sarà un caso?) e per me è stata una grande occasione, sono tornata al mio primo amore: La vulcanologia

Devo dire che il primo amore non si scorda mai, infatti sono arrivata alla fiera d’oltremare con il cuore in gola, chissà se era maggiore la nostalgia o l’ansia da talk in convegno. Ed eccomi li, in fondo alla sala, ed in fondo al programma, per presentare all’accademia il ruolo riservato alla Vulcanologia nei programmi scolastici Italiani. La mia analisi sui risultati degli studenti campani alle Olimpiadi delle scienze della terra mostra che non c’è una grande differenza in preparazione con il resto d’Italia. Questo dato non è molto confortante dato che parliamo di “eccellenze scolastiche” che provengono da un area a rischio vulcanico. Probabilmente è necessario dare maggiore rilievo alla vulcanologia in un area con un elevata densità di vulcani.  In base a quanto emerso dalla ricerca presentata al GeoSciEd, io credo che una soluzione potrebbe essere investire nella formazione permanente dei docenti, cogliere il loro entusiasmo e far si che questo arrivi ai loro studenti.

Vedremo!intanto se volete dare un occhiata alla mia presentazione eccola a voi.